di Veronica Tavani*

La tematica che affronteremo oggi è inerente la genitorialità, un argomento immenso e sconfinato, per questo la affronteremo oggi in maniera molto settoriale. In particolare ci concentreremo sulla difficoltà che spesso i genitori incontrano nel dire no ai propri figli.

ESSERE GENITORI: UN MOMENTO DI CRESCITA, PER AIUTARE A CRESCERE – Fare i genitori, come moltissimi di voi già sapranno, è il mestiere più difficile del mondo, va detto. E questo per una serie di innumerevoli questioni, che vanno dall’educazione alla responsabilità delle scelte, all’affettività condivisa, alle preoccupazioni del crescere un essere umano, organizzando, pianificando, tollerando emozioni e sfide quotidiane. Essere padre ed essere madre è anche una delle gioie più grandi per un essere umano, è indubbio, ma la genitorialità porta con sé paure, dubbi ed incertezze. Non sappiamo mai se stiamo davvero facendo la cosa giusta, molto spesso, di fronte alle inevitabili problematiche che la vita ci pone con i figli, ci sentiamo soli, impotenti, incompresi, soffocati, frustrati. Se è vero che per i bambini crescere è difficile, aiutare a crescere è altrettanto difficoltoso, aiutare i nostri figli ad essere autonomi, a responsabilizzarsi, a consapevolizzarsi.

Essere genitori significa allevare i bambini possibilmente nella fiducia e nella sicurezza, consolarli, disciplinarli, aiutarli a conquistare la loro identità ed individualità. Significa sapersi separare quando i tempi ci sono, promuovendo la loro crescita emotiva ed intellettiva, accompagnarli verso l’indipendenza, insegnando loro l’autenticità, ed ognuno di noi lo fa al meglio che può, insomma diciamocelo, tutto questo è affascinante e molto molto difficile. Forse la verità è che assieme ai nostri figli che si stanno costruendo ci costruiamo anche noi come genitori giorno dopo giorno. E va bene anche questo, genitori non si nasce si diventa, si impara ad esserlo. Certamente sbagliando e provando a riparare l’errore.

LE “REAZIONI A CATENA” DEL NO – Con grande frequenza, soprattutto al giorno d’oggi, una delle difficoltà che spesso i genitori riscontrano (e più o meno in alcuni casi riconoscono e accettano) è quella di porre dei limiti ben evidenti ai piccoli e grandi ribelli di casa. Molti genitori hanno difficoltà a dire NO ai propri figli.
Perché è difficile dire no? Perché è difficile mettere dei limiti?
Come sempre, non esiste una risposta univoca a questa domanda, ma proviamo a trovare risposte cercando di riflettere su noi stessi.
Porre dei limiti, dare regole, dire no ad un bambino, non è consigliabile, è essenziale. Il bambino ha bisogno di avere limiti e quando non ne ha, sembrerà strano, li chiede (purtroppo non sempre nella maniera più funzionale). Questo perché le regole per lui sono un contenitore, una sicurezza. Con le regole e con i giusti limiti i bambini iniziano a strutturare la loro routine, la quotidianità, e più in generale la vita. Potenziano giorno dopo giorno il loro adattamento alle persone e all’ambiente. Apprendono la condivisione con gli altri, sentono il senso di appartenenza alla comunità. Introiettando le norme imparano i valori e il rispetto dell’altro. Il mondo è regolato da norme, ci sarà un motivo… se non altro perché molte volte anche trasgredire una norma può far evolvere. Ma, senza sconfinare, tutto questo i genitori lo sanno già, eppure spesso dire no diventa difficile. Siamo stanchi. Non sappiamo come fare. Non ci riusciamo. Andiamo allora con ordine.

Prima riflessione, stiamo per dire no (un no coerente, necessario e giustificato), cosa potrebbe suscitare in mio figlio? Una vastissima gamma di risposte, dal pianto incontrollato e inconsolabile, alla protesta, al capriccio, al ricatto emotivo, alla ribellione, all’aggressività. I casi sono tantissimi e dipendono dall’età del bambino, dai suoi vissuti, dalla relazione con i genitori e dal caso specifico ovviamente (anche se tendono ad assomigliarsi tutti). Per un genitore, immaginare questo, conoscere la tipica reazione di suo figlio, potrebbe già essere un “deterrente” all’autorevolezza che gli richiede la situazione in quel dato momento. E qui facciamo una seconda riflessione: proviamo allora a non concentrarci sulla risposta del bambino (il pianto ad esempio), ma su ciò che suscita in noi quella risposta. In altre parole, i sentimenti suscitati in nostro figlio dal “no”, dal limite imposto, cosa suscitano in noi? Ognuno troverà il suo vissuto personale davanti la reazione di suo figlio, ci suscita senso di colpa? Ci spaventa, proviamo paura? Ci fa arrabbiare? Temiamo di turbare la serenità emotiva del bambino? Abbiamo paura di rompere degli equilibri? Siamo molto stanchi? Non accettiamo emozioni da parte del bambino che potremmo definire negative? Non vogliamo vederlo soffrire? Queste sono solo alcune delle emozioni e sensazioni che potremmo scoprire in noi, e sono umane.

SUPERARE L’IMPASSE, RAGIONANDO – A grandi linee per lo più si potrebbe dire che molto spesso i genitori non riescono a tollerare la sofferenza (quella che credono sia la sofferenza) che il figlio gli mostra nel momento in cui impongono la regola, quindi tentennano sul dire “no”. Potremmo imparare a tollerare l’emozione che ci vomita addosso nostro figlio davanti al limite, ma non basta, in realtà quella che potremmo imparare a tollerare è la nostra sofferenza emotiva suscitata dalla reazione del nostro bambino.
Se consapevolizziamo principalmente cosa sentiamo noi nel momento in cui non riusciamo a dire no, potremmo gestirlo meglio. Gestendo meglio le nostre emozioni saremo più autentici nel porre confini, nel dire no quando si deve. Il bambino è un bambino, fa il suo “compito” protestando o piangendo. Noi siamo gli adulti invece e dobbiamo fare il nostro. In questo modo non turbiamo la serenità di nostro figlio, anzi potremmo avere autentiche occasioni di crescita! Il no giusto al momento giusto e detto in maniera giusta, aiuta il bambino (e l’adolescente) a stabilire una distanza tra desiderio e soddisfazione dei suoi bisogni, lo contiene nelle sue emozioni, lo aiuta ad imparare ad aspettare, a gestire le frustrazioni, a mettere confini, a disciplinarsi, a crescere più autentico. Un bambino che non riceve un “no” non sa che può sopravvivere ad esso! Si impara a sopravvivere ai “no”, i bambini meritano queste occasioni di crescita. E non dimentichiamo che noi siamo soprattutto un esempio per i nostri figli.

UNA LETTURA UTILE – Perché questo libro dunque può essere utile? Oltre che essere una lettura scorrevole e piacevole, “I no che aiutano a crescere” di Asha Phillips, affrontando diverse tematiche e dinamiche evolutive dalla nascita all’adolescenza, può darci tantissimi spunti di riflessione! Attenzione, non è un manuale che ci dice come fare a dire no ai nostri figli, ma (cosa di gran lunga migliore) ci può far riflettere e prendere più consapevolezza con quella che è la nostra capacità di dire no. Sembra quasi che l’autrice in questo piccolo e bellissimo libro ci inviti delicatamente a guardaci dentro, a prendere contatto con alcune parti di noi stessi e dei nostri vissuti, a guardare il nostro essere genitori, il nostro metterci in relazione ai figli, per favorire in noi la consapevolezza di riconoscere quando dire no per aiutare i nostri figli (il “futuro”) a diventare adulti maturi, autentici, sereni e responsabili. A volte un libro può davvero accendere una luce in un momento un po’ buio di una mamma o un papà.

Buona lettura!

*psicologa e psicoterapeuta

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